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Dopo la chiusura della Rianimazione di Penne, anche l’ospedale di Popoli perde un presidio considerato essenziale. Le Terapie intensive della ASL restano così concentrate esclusivamente a Pescara, con il rischio di aggravare la pressione sull’ospedale hub e di allungare i tempi di soccorso per i pazienti delle aree interne.

La denuncia arriva dal consigliere regionale Antonio Di Marco, che in conferenza stampa ha parlato di una decisione assunta senza chiarezza formale: la Rianimazione di Popoli sarebbe stata trasformata in TIPO (Terapia Intensiva Post Operatoria), reparto destinato solo a pazienti sottoposti a interventi programmati e non alle urgenze. Una scelta che, secondo Di Marco, mette a rischio il diritto alla cura dei cittadini lontani dalla costa.

Con lui Carmine Di Carlo, medico rianimatore ed esponente del gruppo civico RianimiAmo Bussi, che ha sottolineato come la chiusura, ufficializzata il 18 dicembre 2025, non sia un semplice riassetto organizzativo ma un cambiamento profondo dell’assetto sanitario territoriale. Pur garantendo la continuità delle attività chirurgiche, l’assenza della Rianimazione impone una riorganizzazione complessiva e solleva interrogativi sulla reale capacità del Pronto soccorso di Pescara, già congestionato, di assorbire nuovi flussi.

Di Marco solleva inoltre dubbi di legittimità sugli atti firmati dall’attuale direttore generale della ASL, coinvolto in un procedimento giudiziario, e ricorda come nel 2020 fossero stati annunciati investimenti e il rilancio proprio del reparto di Rianimazione a Popoli. A fronte di promesse di potenziamento, oggi si registra invece una chiusura “silenziosa”, giustificata inizialmente da interventi di sanificazione.

Resta aperta anche la questione di una recente determina ASL che parla di “sanificazione e ripristino della UOC di Rianimazione di Popoli”, elemento che alimenta ulteriori incertezze.

“Rilancio sì o no?”, chiede Di Marco, annunciando l’intenzione di portare il caso in Commissione Vigilanza e in Commissione Sanità per ottenere risposte chiare su tempi, modalità e garanzie assistenziali. Nel frattempo, cresce la preoccupazione di cittadini e operatori sanitari per un progressivo indebolimento dell’offerta ospedaliera nelle aree interne.

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