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PESCARA – Momenti di terrore sabato sera nel cuore della città, dove un ristoratore è stato accoltellato all’interno del celebre locale “La Barcaccia”, in piazza Primo Maggio. L’episodio si è verificato intorno alle 20, davanti ai clienti presenti, e ha scosso profondamente non solo la famiglia titolare del ristorante, ma anche l’intera comunità.
Secondo quanto ricostruito, un uomo straniero di circa trent’anni, in evidente stato di alterazione, si sarebbe introdotto nel dehors seguendo una coppia di clienti. Alla richiesta di prenotazione da parte del padre del titolare, l’uomo avrebbe reagito con aggressività crescente, iniziando a urlare e a spintonare.
Il tentativo di difesa e l’accoltellamento
A intervenire è stato Massimiliano Di Cesare, 45 anni, che ha cercato di proteggere il padre, 76enne e con problemi di salute. La situazione è rapidamente degenerata in una colluttazione, durante la quale l’aggressore ha estratto un coltellino colpendo Di Cesare all’addome e ferendolo anche alla mano.
«Ho avuto fortuna – racconta – la lama non ha toccato organi vitali. Ma ci siamo andati vicinissimi».
Il ristoratore è stato soccorso immediatamente e trasportato in ospedale dal 118. Dopo le cure e due punti di sutura, i medici gli hanno dato una prognosi di dieci giorni.
Danni al locale e arresto dell’aggressore
Dopo l’accoltellamento, l’uomo avrebbe continuato a devastare l’esterno del ristorante, lanciando sedie e tavoli, danneggiando vetrine e tende. Solo l’intervento delle forze dell’ordine ha permesso di rintracciarlo poco distante e arrestarlo. Anche lui è stato condotto in ospedale per problemi respiratori, probabilmente legati all’abuso di alcol o sostanze.
La paura dei clienti e le conseguenze economiche
Oltre al trauma fisico, resta forte la preoccupazione per le ripercussioni sull’attività. «Abbiamo già ricevuto le prime disdette – spiega Di Cesare – la gente ha paura. Questo episodio rischia di rovinare il nostro nome e il nostro lavoro».
“La Barcaccia” è uno dei ristoranti più storici della città, attivo dal 1956, e la famiglia Di Cesare lo gestisce dal 2003.
Il titolare non nasconde la rabbia per quanto accaduto e annuncia azioni legali con l’avvocato Paolo Sardini: «Non possiamo continuare a lavorare in queste condizioni. Abbiamo denunciato più volte il degrado in zona. Ora basta, qualcuno dovrà rispondere».
Nonostante lo shock, il ristorante ha riaperto già il giorno successivo per rispetto degli impegni presi con i clienti. Ma la ferita, questa volta, non è solo fisica.